Domande e risposte
Non è mai troppo tardi per smettere e gli effetti benefici si manifestano già dai primi giorni senza fumo, come il miglioramento della capacità respiratoria, l’assenza di monossido di carbonio in circolo nel sangue e l’attenuarsi dell’odore sgradevole su pelle, capelli e abiti.
Anche dal punto di vista economico, si comincerà presto a sentire una piacevole differenza: per calcolare concretamente il risparmio derivante dallo smettere di fumare, prova il nostro calcolatore.
Se si è stati fortunati e il fumo non ha ancora provocato danni importanti al proprio fisico, perché continuare a fumare e aspettare che arrivino? Guardiamo ai numerosi vantaggi che si possono ottenere per migliorare la qualità di vita e che sono alla portata di tutti.
Se invece c’è già qualche malattia, non è forse necessario fermarsi? Tali condizioni possono, a seconda della loro natura, regredire, stabilizzarsi o evolvere in maniera più lenta.
Non c’è, dunque, un solo buon motivo per continuare a fumare!
Ci sono molti specialisti che possono fornire supporto mirato, sia farmacologico che psicologico di comprovata efficacia, che può essere messo a disposizione del fumatore che vuole smettere: qui trovi informazioni sui farmaci usati nei Centri Antifumo per sostenere le persone durante il percorso di cessazione.
Fumare non dà la certezza di contrarre il cancro, ma aumenta sensibilmente la probabilità che prima o poi ciò accada: chi fuma aumenta di oltre 25-30 volte le probabilità di sviluppare un tumore del polmone.
Il nonno fumatore è stato fortunato.
Fumare viene giustificato come un’azione voluta spontaneamente, così fortemente che si è disposti ad accettare i danni collaterali ad essa associati.
- Alcune sigarette sono effettivamente cercate e desiderate per piacere, come quella dopo i pasti, dopo il caffè o in un momento di relax alla fine di un’attività.
- Altre vengono accese e fumate distrattamente: sono le sigarette automatiche che vengono accese sovrappensiero davanti alla televisione o davanti al computer o mentre si svolge un’attività ripetitiva o noiosa. A volte si sente la necessità di ripetere la gestualità di avere qualcosa in mano.
Questa categoria di sigarette può essere definita “accessoria” e sono le prime sigarette che, con un po’ d’attenzione, possono evitare di essere fumate senza sperimentare disagio.
La maggior parte dei fumatori fuma di più e con più voracità soprattutto la mattina. Questo è un fenomeno strettamente collegato alla dipendenza fisica: non avendo fumato durante la notte, la mattina c’è una vera e propria fame di nicotina (è infatti uno dei momenti che maggiormente spaventa chi decide di smettere).
In quei momenti, c’è una forte percezione di bisogno, accompagnata da un disagio che diventa sempre più impellente e che spinge a fumare: quello che si cerca non è il piacere, ma il superamento di uno stato sgradevole dal punto di vista sia fisico che emotivo.
È noto che nelle città in cui vi è molto traffico e poco ricambio di aria, ci sono alti valori di polveri sottili e monossido di carbonio, che portano a una maggiore incidenza di patologie respiratorie.
Se valutassimo il livello di monossido di carbonio in una persona che vive in una città con alti livelli di inquinamento troveremmo valori di COhb (carbossiemoglobina) intorno allo 0.5%, nettamente inferiori a quelli rilevabili in un fumatore di un pacchetto da 20 al giorno che, a fine giornata, possono arrivare al 4-5%.
Per alcuni fumatori probabilmente è così, in passato l’hanno già fatto e hanno dimostrato che smettere è alla loro portata.
Inoltre, di solito, le prime volte non è stato particolarmente difficile.
Allora è importante valutare le ragioni che fanno cedere una persona, spingendola poi a ricominciare.
Il fatto di tentare testimonia che il desiderio di smettere è stato ricorrente, ma il cedere e ricominciare indica che la delicata fase successiva alla cessazione, il mantenimento, è il vero problema per queste persone.
Ricominciare a fumare dopo che si era smesso porta con sé spesso un senso di frustrazione e fallimento, che rende poi più difficile riprovare a smettere, anche perché si può insinuare o addirittura stabilizzare un’immagine di sé stessi come deboli e non in grado di farcela, che difficilmente porterà a riprovare di nuovo per paura di un’ulteriore ricaduta.
In realtà, questi eventi possono rivelarsi una preziosa fonte d’informazioni cui attingere per capire dove bisognerebbe intervenire per aiutare il fumatore a fronteggiare con successo il desiderio di fumare.
Smettere di fumare è un processo lungo e a volte un po’ tortuoso, in cui ci sono alti e bassi, che corrispondono a momenti in cui si ripresenterà il desiderio di fumare in maniera impellente e con molta frequenza e altri in cui invece non ci sarà alcun interesse.
Bisogna metterli in conto e andare avanti, ricordando sempre che, una volta superato il periodo critico senza aver fumato, la nostra autostima non solo sarà salva ma ne beneficerà, perché saremo orgogliosi di noi stessi.
Inoltre, ci sentiremo più forti per affrontare le sfide successive, poiché avremo sperimentato che ce la possiamo fare.
Fumare non dà tranquillità, è solo una percezione momentanea che svanisce in pochi minuti, lasciando però battito cardiaco accelerato e pressione arteriosa più elevata, che sono indice di maggiore tensione.
Fumare permette solo di attenuare temporaneamente gli effetti emotivi legati ad una situazione ansiogena o stressante, ma non di affrontarla per poterla gestire e risolvere.
Dopo un po’ ci ritroveremo nella stessa situazione.
Anche volendo accettare l’idea di poter vivere meno anni, bisogna tenere in considerazione anche la qualità della vita: i fumatori vanno incontro a una sintomatologia piuttosto varia e a vari livelli invalidante, sia dal punto di vista respiratorio che cardiocircolatorio, fino ad arrivare alla patologia tumorale.
Il dover convivere con tale situazione non è di certo desiderabile, la qualità di vita delle persone ne risente in maniera molto intensa.
E anche la morte stessa, quando dovuta a patologie fumo-correlate (BPCO, enfisema, ictus, cancro etc..) non ha davvero nulla di tranquillo o piacevole. Ne vale davvero la pena?
Questa è una delle poche certezze assolute che l’essere umano ha, il punto però non sta nell’evento in sé ma nel quando questo avverrà, in che modo avverrà e come sarà la qualità di vita fino ad allora.
- Per un fumatore abituale l’aspettativa di vita si riduce in media di circa 10 anni e in molti casi non supera un’età compresa tra i 45 e i 54 anni.
- Un fumatore ha il 50% di probabilità di morire di una patologia fumo-correlata. E, quando questo accade, il decorso della malattia può essere complesso e doloroso (immaginiamo una insufficienza respiratoria cronica o un tumore).
- La qualità della vita di chi fuma è compromessa sotto tantissimi punti di vista: fisico, psicologico, sociale, emotivo e anche economico.
- Il fumo di tabacco è la prima causa di morte e il quarto fattore di rischio di malattia che può e deve essere evitato.
Smettere è sempre la scelta migliore che si possa fare per la propria salute, indipendentemente dalla quantità di anni in cui si è fumato.
È convinzione comune che fumare aiuti la regolarità intestinale, ma non vi è alcun correlato significativo.
Il disturbo è superabile bevendo molta acqua e seguendo una dieta ricca in fibre (frutta, verdura, alimenti integrali).
L’unico fenomeno che può occorrere è legato al fatto che il fumatore, se diventa ansioso a causa dell’astinenza, aumenta i livelli di tensione muscolare e questo può effettivamente incidere sulla funzionalità intestinale, ma alla base non c’è nessuna causa organica, bensì psicologica: l’ansia.
Questo testimonia la capacità di fare a meno delle sigarette!
Purtroppo, è molto frequente trovare nella storia degli ex-fumatori vari tentativi di cessazione più o meno stabili nel tempo. Il percorso per smettere di fumare ha una sua prima tappa importante nella cessazione totale dal fumo, poi però bisogna imparare a vivere senza sigaretta. Bisogna valutare più nello specifico i precedenti tentativi e in quali situazioni hai ripreso a fumare. Ci sono moltissimi aiuti sia farmacologici che psicologici per supportare la persona in questa seconda fase: i centri specializzati per il trattamento del tabagismo della tua zona potranno sicuramente fornirti indicazioni.